Le Danze

LA FIERA DI MONTEGALLO

E’ un ballo cantato che racconta la storia di un padre che vuole portare la propria figlia a ballare sulla piazza di Montegallo (un paesino in provincia di Ascoli Piceno) in occasione della festa del paese. La ragazza inizialmente rifiuta di seguire il genitore perché non possiede gli abiti per andare alla festa. Il padre, con amorevole pazienza, esaudisce tutte le richieste della figlia e le trova addirittura il moroso.

 

IL SALTARELLO MACERATESE
E’ il ballo più famoso, antico e caratteristico del folklore popolare maceratese e marchigiano. I contadini lo eseguivano sulle aie al termine dei lavori nei campi come la mietitura, la trebbiatura, la spannocchiatura e la vendemmia. Era il ballo del corteggiamento e del farsi corteggiare. Ogni coppia balla a turno personalizzando la propria esibizione e gli spettatori presenti incitano i ballerini con fischi, grida e battito di mani.
 
LA MAZURKA
E’ una danza copiata dai contadini dal valzer che avevano visto ballare nei grandi saloni della città. Dato che il terreno dove i nostri nonni potevano ballare non era liscio come quello dei saloni cittadini, ma anzi, piuttosto accidentato, le movenze divennero più saltellate.

 

LU CEMBALU VALLIRI’
Nel mese di settembre i contadini si riunivano nelle aie delle case coloniche per la “scartocciatura”. La sera, mentre la vergara preparava la cena a base di polenta e gli anziani raccoglievano gli scartocci, le ragazze accompagnate dalla musica dell’organetto, iniziavano a ballare invitando i ragazzi con il suono del cembalo.

 

LA MONTAGNOLA
Il ballo rappresenta l’incontro tra un pescatore proveniente dalla costa e una montagnola che scende dall’entroterra… ovviamente tra i due scocca la scintilla dell’amore.
Le mentalità però sono troppo differenti: più chiusa e riservata la montagnola, più estroverso e sbruffone il pescatore e così, nonostante l’attrazione iniziale, ciascuno riprende la propria strada dopo un fugace abbraccio.

 

LA GIOSTRA
In campagna, nei secoli scorsi, le occasioni di divertimento non erano frequenti e quindi si aspettava con impazienza la festa del santo patrono, dove oltre ai saltimbanchi comparivano anche le prime rudimentali giostre piene di colori, luci e movimento. Ecco allora nascere una danza tipica che ricorda il festoso volteggiare della giostra. In questo ballo, il più bello e corteggiato del gruppo viene posto al centro della piazza divenendo il fulcro dell’ipotetica giostra, per consentire agli amici meno fortunati di poter danzare con le ragazze più belle del paese.

 

LA CASTELLANA
Questo ballo è una variazione del saltarello dal quale si differenzia perché viene ballato da più coppie contemporaneamente. Si possono distinguere i passi caratteristici del saltarello come la “scarpetta”, la “staccia” e “lu filò”. La musica nasce e si sviluppa entro le mura cittadine, ossia all’interno del castello, da qui il suo nome.
 
LU JORNU DE LU MERCATO

I vivaci colori e la musica festosa rendono l’idea della gioiosa confusione del mercato cittadino dove uomini e donne si incontrano, parlano, si confrontano, comprano e ritornano a casa con il nuovo acquisto.
 
LA QUADRIGLIA
Danza di origine francese importata forse nelle nostre terre durante la dominazione napoleonica. I comandi vengono impartiti da “lu vergà” in un azzardato francese maccheronico trasformando la danza che coinvolge anche il pubblico presente, in una divertente parodia dell’originale.

 

LA PAJACCIOLA
Questa danza viene eseguita a coppie allacciate, piroettando in ampi saltelli. Il suo nome deriva dalla parola “pagliaccio” poiché protagonista della scena è il personaggio più buffo e divertente del paese.